giovedì 11 ottobre 2007

Cristo si è' fermato a Eboli di Carlo Levi





Cristo si è' fermato a Eboli , e' un libro che dovrebbero leggerlo sopratutto i meridonali. Un ritratto crudo e spietato del sud, ma con molta speranza nel futuro.

Mi sono commosso a leggere questo libro scritto da un settentrionale che non era mai stato al sud almeno per un tempo cosi' prolungato, e sopratutto ci era stato costretto come esiliato dal fascismo.

La storia e' quella di un torinese , non conforme alle regole della dittatura che viene esiliato prima a Grassano e poi a Gagliano in una zona motagnosa disastrata e dimenticata della Basilicata.
L'ultima citta dove Cristo (inteso come civilta' moderna e civile) vive e agisce e' Eboli dove c'e persino la ferrovia piu in la' Cristo non c'e mai arrivato, appunto dove lui vivra'.

Si accorge subito di vivere con una realta' a lui sconosciuta e con usi costumi e cultura lontana a lui anni luce.

Cosi comincia a conoscere la gente del posto che dapprima lui considera gente primitiva , poi pian piano li accetta quasi li comprende e nasce un sentimento di dolcezza nei loro confronti.




Man mano che leggevo scoprivo abitudini e tradizioni che anche qui nella Peucetia sono ancora oggi di largo uso, come per esempio la leggenda del "monachicchio " qui da noi chiamato "u scazzamerriedde"
il famoso folletto che fa dispetti, ma se se riesce a strappargli via il suo cappello mentre balla sul tuo petto allora lui ti fa dei regali e ti porta tantissima fortuna!!!

Qui c'e una canzone del gruppo coratino Aquarata che racconta le avventure del nostro amico scazzamerriedde.


La nostra vita qui al meridone viene raccontata con una realta' incredibile da Levi e senza esagerare direi che e' cambiato ben poco da allora (il libro si svolge nel 1936) almeno nell'animo di noi meridionali, eh si perche' forse qualcuno e' diventato un po piu' ricco ,ma meridonali si nasce e non per questo deve essere una cosa negativa. La vicenda del libro mi ha fatto capire di quanto antiche e ancestrali sono queste abitudini ormai radicate nella nostra vita e un po bisogna andare orgogliosi e difenderle queste tradizioni ereditate da millenni di storia ma non dimenticare che il mondo comunque va vanti e le nostre citta non sono altro che dei puntini su una carta geografica, ma milairdi di puntini fanno una carta geografica!!

Qui la gente crede che vive al centro del mondo solo perche' ci e' nata , ha paura del nuovo e delle innovazioni , ma questa diffidenza e' nata dai millenni di paura per le invasioni che si sono susseguite come racconta bene Levi.
Certe volte dei gesti e delle parole da un forestiero vengono confusi con maleducazione , ma e' solo ignoranza e anche anni di poverta' che hanno reso questo popolo " pauroso" , infatti qui al sud la gente ha paura del nuovo, della sua gente stessa di un capo, e per questo anche non si e' mai sviluppata una moderna economia, perche' piu si vive nell'ignoranza e piu si vive poveri.

Io ho molta speranza nella gente onesta e laboriosa del sud , e non abbiamo nulla di meno altri popoli piu emancipati, spero solo che questa gente sia ogni giorno un po di piu di quella disonesta e criminale che purtroppo riempie le nostre citta'.

3 commenti:

Luciano Riccardi ha detto...

C'è del vero in quello che dici: da un lato nel sud si respira una profonda ancestralità dei modi di vita, che in molte città del nord è quasi scomparsa; dall'altro però il sud spesso si "chiude" in sé stesso, rifiutandosi di avere contatti con il resto del mondo. Così abbiamo i meridionali costretti ad emigrare altrove - che per tutta la vita rimpiangono il loro sud ma che contemporaneamente contribuiscono a "diluire" gli altri luoghi... - e quelli che invece al sud rimangono per tutta la vita, quasi con la paura di "doverlo fare" per non perderlo...

SoleDiva ha detto...

Come mai così tifoso del tuo sud?
Io credo che certe volte l'amore per il luogo dove si nasce ci fa vedere le cose piu belle di quanto siano, e cadere in un ottimismo a volte infondato.
Dire che è il posto migliore e che non ha niente da invidiare ad altri popoli non vanno d'accordo con la realtà che io percepisco. Pero non giudicherò il tuo punto di vista.
Credere che il "mangiare buono" sia la cosa migliore del posto, parla di una apertura mentale e progetti di vita, assenti.
Ed è questo appunto che secondo me, va ogni volta piu indietro, l' assenza di progetti di vita nei giovani.
Oddio, è un'argomento cosi enorme che meglio mi sto zitta.

Anonimo ha detto...

"e le nostre citta non sono altro che dei puntini su una carta geografica, ma milairdi di puntini fanno una carta geografica!!" Mi spieghi che cacchio centra questa frase in tutto il resto? Boh... Il libro onestamente non l'ho mai letto, quindi non posso darne un giudizio, ma ciò che mi colpisce è come fai apparire i nostri modi e costumi agli altri, a chi non ci conosce, cioè come un popolo ignorante e con una mentalità economica e sociale chiusa o per usare un termine che va tanto di moda in questo periodo "vintage". Personalmente non sono daccordo, è vero che siamo un popolo legato alle nostre tradizioni, come è giusto che sia, ma lasciatelo dire, non siamo come quello che tu vuoi far apparire. Forse non abbiamo mezzi e denaro come in settentrione, ma non indossiamo il cosidetto "anello al naso", almeno a me non pare. Tu sei una persona a cui piace viaggiare, avresti termini di paragone come turista tra nord e sud, ma io tra trentino e veneto ci vivo da cinque anni, e le differenze che vedo sono solo legate agli schei (soldi), e non per colpa o per paura, come dici tu, della gente che abita la nostra terra!!! GIGGIONE