lunedì 21 luglio 2008

Emigranti a Corato


Mi vedo obbligato a scrivere un nuovo post per stemperare le nubi polemiche scatenate dal mio post precedente e legate alle note vicende pseudo sportive del Tour de France.



In questi giorni d'estate si verifica come ogni anno un fenomeno che credo si verifica in tante città del sud Italia, cioè il rientro per le vacanze degli emigranti .


Non li chiamo turisti , perché non sono persone che vengono a visitare la mia citta' per conoscere le bellezze culturali o artistiche , ma semplicemente vengono a ritrovare soprattuto i parenti per stare in loro compagnia per qualche settimana.

La mia città si riempie di targhe estere di nazionalità' sopratutto francese e tedesca.

Infatti la maggior parte degli emigranti che vivono all'estero vivono a Grenoble (Francia) o a Offenbach (Germania) ma anche nella lontana Venezuela.


I grenoblini sono la maggioranza.

Non dimentico gli emigranti rimasti in Italia (Milano e Torino soprattutto), ma loro vengono un po più spesso degli "stranieri " e soprattuto non hanno usi e costumi della prima categoria di emigranti.

Le loro abitudini , si sono fuse con quelle dei luoghi dove abitano abitualmente e in primis la lingua ne risente , cioè ormai parlano un misto tra francese e italiano , che certe volte e' difficile anche comprendere specialmente nelle persone anziane.
Quando rientrano a Corato' (accento finale sulla o) come dicono i grenoblini , vedo molta emozione nei loro occhi, quando vedono le strade dove avevano giocato da piccoli, quando mi chiedono se vive ancora qui quella persona o quando credono che Corato' sia ancora quella di una volta.

Mi emoziono anche io con loro , immaginando cosa stanno provando in quel momento , l'amore per la loro patria e la loro città ormai che non sentono più completamente la loro.
Poi ci sono i "grezzi" cioè coloro che vogliono far pesare la loro italianita' all'estero e vogliono dire ai francesi e tedeschi, guardate che io sono italiano e ve lo dimostro in tutti i modi, cioè mettendo adesivi più non posso sui loro bolidi con scritte tipo "Italia"o "I love Italia" oppure con targhette adesive plastificate di coniglietti o tendine mostruosamente orrende, il tutto condito da assurde canzoni anni 70 messe ad alto volume per la città.
Io preferisco il sentimentalismo del vecchietto da 40 anni in Francia che ritorna con la lacrimuccia , guardando la Festa patronale di San Cataldo con amore sincero per quella festa , che oggi non ha piu un senso per noi coratini di Corato, oppure che si emoziona mangiando una Braciola di cavallo made in Corato.
O anche ai figli degli emigranti che vengono a scoprire la città dei loro padri, guardandola con occhi diversi e magari scoprendo qualcosa che agli occhi dei coratini sfugge.
Un saluto va ai veri Coratini lavoratori che hanno lasciato la nostra Città per lavoro e non solo e speriamo l'hanno arricchita facendola conoscere all'estero per una città tranquilla non troppo bella , ma ricca di gente perbene !

17 commenti:

Nunzio Calò ha detto...

Qualche sporadico Coratino popola anche la Svizzera e il Belgio.
Una mattina ho trovato uno che fotografava la mia casa dall'angolo opposto: mi sono avvicinato pensando gli piacesse il colore della facciata e invece mi ha detto che mancava da Corato da 60 anni ormai residente in Olanda. Stava fotografando il quartiere dove era cresciuto e che era stato costretto ad abbandonare ancora minorenne. Con lui c'era anche l'anziana moglie olandese. Ricordava gli abitanti di 60 anni prima porta per porta; alcuni ancora viventi, ma non aveva il coraggio di bussare: chi si sarebbe ricordato di lui?. Mi sono fatto dire il nome e, quando è andato via, ho chiesto in giro: se lo ricordavano eccome! Mi ha fatto molta tenerezza e credo sia andato via con una missione incompiuta e con un po' di morte nel cuore.

Spinoza ha detto...

Gli emigrati del mio paesino marchigiano di solito se ne guardano bene dal tornare... ma per lo più sono in Italia. Roma, Veneto, Milano... c'è qualcuno in Argentina e un amico di mio babbo a Chicago...

SoleDiva ha detto...

Tu lo sai che quando leggo queste cose mi viene un po di rabbia, anche la mia storia personale lo dimostra, quanto gli emigranti italiani si siano trovati bene fuori, al punto di in alcuni casi non tornare mai piu, o come dice Nunzio, dopo 60 anni!! E noi poveri immigranti (forzati) di oggi siamo accolti con tanta indifferenza e difficoltà. Per non parlare di discriminazione perche piu di uno si sentirà offeso.

Nunzio Calò ha detto...

Sole non è discriminazione, quella è verso il Nord-est. E' che noi, dal 2000 a oggi, nel Nord-Barese, abbiamo bruciato 5000 posti di lavoro e quelli che l'hanno perso hanno perso pure la voce! La voce è rimasta solo ai cantanti sul palco a Piazza Cesare Battisti. Io alcuni episodi potrei dirTeli a voce...

SoleDiva ha detto...

NUnzio, mi permetti di dire che ne tu ne io sapremo mai, se tutti quelli annunci ai quali ho risposto (con piu requisiti di quelli che chiedevano a volte) che ho visto anche messi dopo ancora pubblicati (mancanza di postulanti?) non erano carichi di paura o riffiuto verso gli stranieri. La gente è molto pervenuta, stuffa di illegalità, ma io che colpa ne ho.

Luciano Riccardi ha detto...

Qui basta ormai parlare di qualsiasi cosa che si scatenano le polemiche :)
E' vero che il Nord-Est ha le apparenze un po' discriminatorie, ma se si guardano le cifre si scopre che vivono moltissimi stranieri.
Sole, purtroppo sei stata sfortunata: dovevi emigrare una quarantina di anni fa! ;) Perché adesso non c'è molto lavoro nemmeno per noi, quindi siamo tutti nella stessa barca...

Nunzio Calò ha detto...

Sole, probabilmente hai risposto ad annunci di persone che cercano gente da sottopagare e che si è resa conto che le Tue ambizioni sono più serie e diverse e che non avrebbe potuto "giocare" con logiche del tipo "oggi ti pago, domani chissà". Sarebbe una strana discriminazione quella nei confronti di una ragazza giovane, istruita e di bella presenza. Non disperare però!
Luciano, non so se vivono più immigrati nel nord est o nel solo Borgo Mezzanone; nel nord-est, più ricco, li regolarizzano; nelle (apparentemente povere) campagne di Cerignola, un po' meno! E questo "sfasa" i dati! Io nel nord-est ci sono stato 10 mesi e qualcosa (a pochi passi dal luogo-barzelletta di Bossi che riempie l'ampolla) come funzionario del Ministero delle Finanze: non c'è stata una sola volta che le colleghe addette al rilascio del codice fiscale non abbiano messo su tutto il teatrino dell'apertura delle finestre, dell'agitarsi con forza la mano davanti al naso, ecc... per una presunta scia di puzza quando nel loro ufficio entrava un neo-papà nero. Ci ho messo ben 2 mesi a trovare qualcuno disposto a darmi una casa in affitto, e quando è successo, dopo una solenne incazzatura della direttrice dell'Ufficio nei confronti delle innumerevoli agenzie immobiliari presenti sul territorio, la "padrona" era di Nova Siri... emigrata anche lei! Tutto ciò, naturalmente, crea conflitti sociali e, in particolare, ha causato un numero imprecisato di accertamenti nei confronti di chicchesia. I soldi della produttività mi sono arrivati fino a quattro anni dopo che avevo dato le dimissioni. Devo dire, però, che passato il pregiudizio (che, ho imparato, non è tuttavia un atteggiamento sbagliato), lì alcuni mi hanno voluto bene come in nessun altro posto.
E' altrettanto evidente che alcuni atteggiamenti discriminatori sono rilevabili anche da noi!
Sole, poi, che non è emigrata per lavoro ma per altri motivi, non avrebbe avuto la necessità (e neppure l'opportunità, visto che eravamo noi ad andare da loro) di emigrare neppure quarant'anni fa.

SoleDiva ha detto...

Luciano, premettendo che la polemica è sempre uno scambio, sempre però che si mantenga un tono rispettoso... ma tu lo sai bene, che la situazione non è dappertutto cosi scarsa come da queste parti, e lo sai perche anche tu vivi con una "straniera". Il discorso che facciamo sempre.
Comentando su un'altro blog di un bolzanese, lui ammetteva che le opportunità erano, selettivamente, lasciate per i "locali" per cui un po di ragione la do a Nunzio.
Pero Nunzio, non credo la tua filosofia del "non ti vogliono sottopagare" sia molto valida, e ti spiego, non credo che quelli che hanno voluto conoscermi, farmi andare a due prove di selezione, mantenendomi in bilico per messi, promettendomi un inizio imminente e spariti nel nulla, abbiano compreso il "patrimonio" che perdevano. E non ti sto a elencare le buffe storie che ho vissuto nel mondo lavorativo qui. Anche hanno voluto sottopagarmi vergognosamente, e in un'altro posto sfruttarmi ma son fuggita...insomma....
Ritornando al post, anche se erano tempi durissimi, sempre il passato ci dimostra che con poco si facevano grandi cose, gli immigrati avevano SEMPRE lavoro, opportunità, casa propria e famiglia a carico.

Luciano Riccardi ha detto...

Nunzio, giustamente hai fatto notare che gli atteggiamenti discriminatori sono ovunque. Li ho notato al nord verso i meridionali ed al sud verso i settentrionali.

Luciano Riccardi ha detto...

Sole, volevo un po' sdrammatizzare, tutto qui.
Conosco il problema.
Mi piacerebbe però ascoltare dal vivo uno di questi emigranti italici per sapere se davvero ovunque hanno trovato quello che dici tu. L'Argentina per molti versi presentava una situazione favorevole dopo la seconda guerra mondiale, ma se penso a quelli che sono andati altrove forse le cose stanno diversamente.
Io credo ci voglia tempo adesso.
Solo fino a dieci anni fa era possibile camminare in piazza del Duomo a MIlano ed incontrare solo turisti giapponesi come stranieri; ora è normale incrociare sudamericani, europei dell'est, cinesi, africani del nord ed africani del sud... in soli dieci anni abbiamo dovuto cambiare tutte le abitudini.

SoleDiva ha detto...

Però una cosa è certa, ora incontrare argentini che emigrano è molto piu raro, si sa che ormai non si trova facilmente ciò che si cerca. Comunque ti contradico, l'Argentina non era favorevole, anczi era una mensogna, si sono trovati (racconti di familia) delle terre grezze, e hanno dovuto cominciare a lavorare da zero, con molta fatica, facendo anche chilometri interi in bicicletta, era talmente deserto il paese che da una casa all'altra erano interi ettari da percorrere. Era una vita durissima, ma! alla fine avevano quei 4 soldi come retribuzione per quello sforzo. Questo per quanto riguarda i miei bisnonni. I miei nonni (già piu evoluti) lavoravano tutti (amici, parenti, il popolo intero) in fabbriche, erano il motore dei progetti di stranieri che vedendo gente con spirito e bisogno di lavoro, piantavano bandiera dove potevano per tirar su queste fabbriche dove dopo magari lavoravano i figli, e i figli...
Insomma, voglio farti notare che non era il paradiso, ma avevano una certa dignità, quella del lavoro, e progetti, quelli della casa e la famiglia. Nient'altro, e vivevano felici. Credo proprio l'argentina sia uno dei posti dove c'era piu povertà, ma questo trovavano. Racconti dei miei nonni: tutti lavoravano.

SoleDiva ha detto...

Sai? ho portato rino in una frazione della mia città, chiamata "Flandria", dove un belga, un giorno arrivò e costruì per primo tutto un quartiere (da vedere le villette quasi lussuose), poi una enorme fabbrica tessile, poi chiamò tutto il paese per lavorare (uomini e donne!!! i miei nonni si conobbero li), poi conoscendo gli operai proposse ai musicisti (in genere italiani) di creare una banda di musica (mio bisnonno la dirigeva!), tutta sua, dove poi andavano a suonare, figli, nipoti...sfilavano, facevano tutto autonomamente, ma giravano parecchio.
Oggi quella banda sopravvive alla chiusura della fabbrica, hanno fato un film su di loro, dopo mio bisnonno, mio nonno, mio padre, io, le mie due sorelle, tuti abbiamo fatto parte di quella banda, ho avuto il piacere di dirigerla per un anno. Ed è l'unico pezzetino di quella storia affascinante, su cui parla rino.
Le case sono ancora tutte abitate, un posticino quasi privato, con gli alberi, e questa fabbrica che minacia con funzionare di nuovo, alcuni pezzeti sono rivissuti, ma è sempre un'incognita.

Peppe ha detto...

Ricordo che l'estate aspettavo con gioia i miei zii, ormai defunti, provenienti da Grenoble, perchè ogni sera con loro a casa c'era festa e baccano. Mi mancano le stecche di cioccolata e le zollette di zucchero!

Nunzio Calò ha detto...

Pure a noi, chissà perchè, portavano cioccolato da Grenoble!

Luciano Riccardi ha detto...

Quando dicevo "favorevole" non intendevo dire che gli argentini fossero là a braccia spalancate - se non lo erano, allora a quanto pare tutto il mondo è paese...
Intendevo che lo "Stato" Argentino, uscito indenne dalla guerra, risultava essere per molti aspetti un ottimo punto di partenza per la ricostruzione del mondo distrutto. Tutto il sudamerica in realtà visse un buon periodo: non a caso paesi come Uruguay e Brasile, fra l'altro, "esplosero" proprio negli anni '50.
Che poi le cose non siano andate bene come si sperava... è un peccato.

SoleDiva ha detto...

Semplicemente era spopolata, non acaso tuti abbiamo antenati europei. Non c'erano quasi strade, tutto capagna. Non c'era gente, e mooolta terra. Il tuo favorevole l'ho interpretato come "accolti" a braccia aperte con un posto di lavoro aspettandoli. Non so se sia stato favorevole o meno, non era di certo il nord america.

Spinoza ha detto...

Sole, tutto vero, ma neanche il NordAmerica era un paese di latte e miele. Chi andava all'Ovest, ai tempi dei pionieri, deve aver trovato una situazione simile a quella argentina che descrivi tu.