lunedì 2 febbraio 2009

Le guerre non sono tutte uguali


Fin da bambino ho ascoltato i Pink Floyd dapprima con curiosita' e poi da grande ho apprezzato i contenuti dei loro testi. La mente creativa e' sempre stato Roger Waters che ho avuto l'onore di ascoltare a Roma nel 2006 , e mi ha sempre colpito la dolcezza e la durezza con cui ha saputo raccontare l'orrore della guerra , partendo dalla perdita del padre (mai conosciuto) nello sbarco di Anzio nel 1944 .

Fortemente puntualizzato nella grande opera meravigliosa che e' "The Wall".

In un album secondario della stupenda discografia dei Pink Floyd (The final Cut) racconta con dolcezza in questa canzone (Get your filthy hands off my desert) un crimine di guerra poco raccontato al grande pubblico, tenuto nascosto e dimenticato. Eppure da inglese ha, tra le righe raccontato ancora una volta la tragicita' della guerra.

Get Your Filthy Hands Off My Desert
Breznev took Afghanistan
Begin took Beirut
Galtierì took the Union Jack
And Maggie over lunch one day
Took a cruiser with all hands
Apparently to make him give it back
Mettete Giu’ Le Vostre Sporche Mani Dal Mio Deserto
Breznev s'è preso l'Afghanistan
Begin s'è preso Beirut
Galtieri ci ha preso la bandiera
E Maggie un giorno durante il pranzo
S'è presa un incrociatore con tutte e due le mani
Per farcelo restituire, evidentemente

10 commenti:

Nunzio Calò ha detto...

Sostenere che "The Final Cut" è un album secondario non è molto corretto. In esso trovarono posto, è vero, brani scartati da The Wall, ma tuttavia ne costituisce la naturale prosecuzione. C'è meno chiasso rispetto al primo ma senza dubbio vi sono argomentazioni più mature. Mancano alcuni virtuosismi, soprattutto con la chitarra classica, ma ha il pregio di essere stato inciso con un sistema detto "olofonico" che ha costituito, all'epoca, la gioia di molti audiofili. Ancora oggi molti lo utilizzano per valutare il grado di dettaglio che un impianto hi-fi è capace di raggiungere. E' il mio album preferito... dei Pink Floyd.

evergreen ha detto...

Brano delicato e forte allo stesso tempo.

Peppe ha detto...

Mi mette angoscia, ciao.praph

Gennaro ha detto...

Per Nunzio non volevo offendere L'album in questione anzi...
Forse ho sbagliato a usare aggettivo volevo dire che forse non e' uno dei piu conosciuti.
Per Peppe , praph??? che significa?

@L ha detto...

è un brano particolare...

pierprandi ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
pierprandi ha detto...

Definirlo un album meno conosciuto è sicuramente più corretto, gran pezzo. Ok per lo scambio link. A presto

frufrupina ha detto...

Ciao Gennaro...voglio augurarti di cuore una dolce notte...uniamoci ad una preghiera o un pensiero umano per Eluana...baci.

Gennaro ha detto...

Non mi unisco per nulla alla preghiera visto che non credo in Dio,coloro che credono in Dio hanno fatto una brutta figura in questo caso.
Di religione si puo' fare tranquillamente a meno , non e' obbligatorio credere in Dio e alla leggi della Chiesa.
Comunque preferisco non parlare del caso Englaro.

Nunzio Calò ha detto...

Il sillogismo è suggestivo ma non sempre chi prega crede in Dio. A volte neppura lo stima! Così come non necessariamente chi crede in Dio, prega: a prescindere dall'insegnamento "quando pregate ... non sprecate parole", credere in Dio significa portare esempi viventi, o perlomeno sforzarsi di portarli. Andrebbe evitata la confusione fra qualche prelato in sottana nera che discetta in televisione e chi crede in Dio (o si sforza di crederci). Sempre sforzandosi, un qualche inno alla vita lo si trova nelle pagine evangeliche, che vale la pena di leggersi di prima mano, senza intermediazioni di sorta. Caro Rino, è nelle pagine del Vangelo la misura di tutte le cose.